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l castello presenta pregevoli interni visitabili in occasione degli eventi ospitati al castello.
La torre è composta di tre piani accessibili tramite una scala a chiocciola. Un piano  risulta occupato da un granaio in legno mentre il tetto è ricoperto da lastre in piombo. Uscendo dalla torre si incontra, a ridosso della medesima e verso nord-ovest, la prima ala semicircolare del corpo di fabbrica. 

Il corpo residenziale rinascimentale dell'ala ovest ospita, al piano terreno, un grande salone, denominato "sala della chiocciola", dotato di un imponente camino sul quale il pittore Ettore Mazzini dipinse nel 1954 le insegne dei Gerbore oltre ad una chiocciola simbolo della sala. Il camino presenta uno stupenda piastra in ghisa "post focum" cerata a grafite e risalente al 1776. La canna fumaria è molto ampia e alta oltre tre metri. Con tale struttura il camino poteva diffondere il calore anche ai piani superiori, rendendo abitabili le stanze più alte.La sala ospita anche un antico quadro risalente a metà del millesettecento, raffigurante Jean Nicolas Gerbore, tesoriere, all'epoca, del Ducato di Aosta. Ad ovest del salone del camino si apprezza il salone del pianoforte, dotato, come il precedente, di un imponente camino. Questo salone è utilizzato come disimpegno e sala di lettura per gli utenti del bed and breakfast. Proseguendo la visita negli altri ambienti residenziali posti al piano superiore, si può entrare, tramite una pregevole scala a chiocciola, alle camere signorili (camerae domini), dove è ancora presente un letto a baldacchino.

Usciti dalla prima ala e proseguendo verso est, si accede alla cappella privata del castello che funge da separatoria tra l'ala est e l'ala ovest del corpo di fabbrica.  Spicca, sulle mura esterne della chiesetta medioevale, uno stupendo  trigramma. Il dipinto è sicuramente da attribuirsi a Giacomino da Ivrea considerato che è replica quasi perfetta di quello sicuramente da luidipinto e conservato nella chiesa valdostana di Diemoz a Verrayes. Questi fu un noto pittore medioevale piemontese  che operò in Canavese e Valle d'Aosta tra il 1426 e il 1469. Tra le altre sue opere famose si ricordano, oltre a quelle contenute nella vicina  chiesa di Sainte Marie Magdelaine de Villa, anche cicli di affreschi nel cortile del castello di Fenis, presso la chiesa di Saint Martin ad Arnad e presso Casa Saluard a Marcillier (Verrayes). Accanto al trigramma è visibile un dipinto eseguito attorno al 1954 dal pittore genovese Mazzini, commissionato da Giovanni Arruga, che riprende alcuni versi di un discorso di Sant'Anselmo (" Non tento, Domine, penetrare altitudinem tuam sed desidero aliquatenus intelligere veritatem tuam" ossia: "Non tento, o Signore, di penetrare la tua altezza, ma desidero in qualche modo comprendere intellettivamente la tua verità" come tratto dal Proemium, cap.1-pg.94.
Il dipinto ne copre uno precedente (ad opera di Giacomino da Ivrea?). Il dipinto originale riportava un passo del vangelo di Luca: "et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum" ossia "Il Signore usa misericordia a chi teme di offenderlo" Luca, 1-50.
All''interno della chiesetta è visibile un ciclo pittorico, opera del Mazzini, composto da un dipinto centrale ritraente un Cristo in croce su croce bizantina e, sui lati della chiesetta, da una madonna con appellativo "Notre Dame de la Tour" e da un'immagine di Sant'Anselmo Vescovo. Anche tali dipinti ricoprono un antico ciclo pittorico (da attribuirsi anch'esso a Giacomino d'Ivrea?).
Proseguendo la visita verso la seconda ala del corpo di fabbrica sita ad est, i locali siti al pianterreno comprendono spazi privati riservati ai proprietari mentre, al piano nobile (primo piano) al quale si accede tramite una pregevole scalinata, è situato il principale ambiente di rappresentanza del castello: l'antica sala degli stemmi.
In questa sala, in epoca medioevale, dovevano probabilmente avvenire sedute delle principali famiglie nobili valdostane, vista la presenza delle loro insegne araldiche finemente rappresentate sui muri interni delle facciate nord, est ed ovest. Tra i tanti scudi gentilizi affrescati ricordiamo, oltre alle insegne dei Savoia e dei Tour de Villa de Gressan, quelle dei Challant, Valleise, Sarriod de la Tour, Nus, De Bosses, Archet, La Cour de Gressan, Thora, Reverdin e Castrusson.
La realizzazione di un ciclo così imponente probabilmente, nelle intenzioni del committente, voleva  allineare il castello di La Tour De Villa en Gressan alle residenze dei maggiori rappresentanti della nobiltà valdostana. Non a caso la scelta del castellano cadde sul principale pittore delle corti e delle chiese valdostane dell’epoca, il canavesano Giacomino da Ivrea
. Probabile committente dell'opera fu, attorno al 1463, Boniface de la Tour de Villa come riportato dal Duc: "En ce temps (n.d.r.: 1463), vivait à Aoste, au quartier Bouvernier (aujourd'hui rue St. Anselme), le seigneur Boniface de la Tour de Villa en Gressan. Ce personnage disposait d'une grande fortune et figure souvent dans les documents de ce siècle. On croit qu'il a fait réédifier l'ancienne église de la Madeleine à Gressan et qu'il en a fait peindre la façade. C'est probablement le même seigneur qui a fait bâtir et décorer la salle d'honneur de la Tour de Villa". Lo scrivente, nella sezione blasonario nella quale sono riportate tutte le insegne sopracitate, ipotizza una diversa datazione storica del ciclo.
Le pareti della sala, negli spazi sotto il ciclo di affreschi, sono finemente istoriate, su commissione del Vescovo Duc, con motivi ad opera dei famosi fratelli Artari - Augusto, Antonio ed Alessandro - figli del decoratore Luigi. Formatisi all'Accademia Albertina di Torino, furono tra i protagonisti dell'arte sacra in Valle d’Aosta nella seconda metà del XIX secolo. Si ricorda infine la pregevole porta d'entrata in legno, finemente scolpita ad inizio novecento dallo scultore valdostano Jean Comoletti su commissione del Vescovo Duc.

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